Category Archives: Bethlehem

Good life, eh?

Una vita dall’altra parte della barriera di separazione

Omar Hajajleh abita con la sua famiglia – una moglie e tre figli – nel comune di Al Walaja.
Partendo da Betlemme, ci dirigiamo in auto verso casa sua passando dalla bellissima valle di Cremisan. Prendiamo questa strada non per ammirare le bellezze della valle, né per comodità. Nessuna delle due opzioni. Prendiamo questa strada perché, sebbene vi siano due vie di accesso, questa è l’unica che ci permette di accedere alla casa di Omar, senza dover richiedere un permesso di visita – con anticipo di 48 ore – alle autorità israeliane.

Che vita è? Questo il primo pensiero che mi viene in mente. Che razza di vita è?

Fermiamo l’automobile qualche metro prima di raggiungere casa Hajajleh: uno sbarramento chiude la strada ai veicoli. Scendiamo, muovendoci a piedi per aggirare l’ostacolo. Alla nostra sinistra si innalza l’imponente barriera di separazione. Se nel tragitto ero un po’ confuso, ora ho capito dove mi trovo: sono dall’altra parte, la parte israeliana, la parte dove si trova la casa di Omar.

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L’occupazione illustrata – quinta parte

“It is indispensable for a fighting system to deny the humanity of the other side, otherwise how can you possibly kill somebody? He has family, he has hopes, he has fears, he has dreams… no, he has to remain vague – a target – not a person, not a human being”

(Avner, former IDF soldier, member of Combatants for Peace) [1]

“Not rockets from Gaza, not ‘Iron Dome’, not F-16s, not tanks – will bring peace. Peace should mean security and independence for both countries. Let us live in peace and dignity, two peoples on this land”

(Jamel, former Palestinian fighter, member of Combatants for Peace) [1]

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L’occupazione illustrata – quarta parte

“If the sky is clean, I can see the sea from where I live, but I can’t go there”

(Cameriere al Adam 1890, Beit Jala)

Occupazione significa limitazione del movimento, a diverse gradi di intensità, per ogni cittadino palestinese. Le autorità israeliane controllano e limitano i movimenti di quest’ultimi fra i territori occupati, all’interno dei territori stessi, in Israele e all’estero. È importante rendersi conto che altri civili – coloni, cittadini israeliani o stranieri – abitanti degli stessi territori, non subiscono eguali limitazioni, hanno infatti piena libertà di movimento.

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L’occupazione illustrata – terza parte

“Thus with every breath they take, Palestinians breath in occupation”

(Hagai El-Ad, B’tselem executive director, remarks delivered to UN Security Council in New York on October 14, 2016).

Leggendo dell’occupazione immaginavo un’autorità, rappresentata dal suo esercito, che occupava una popolazione terza. Quest’immagine corrisponde alla realtà, ma non è la sola. C’è tutta una parte di occupazione che può risultare meno evidente ma non meno importante: l’occupazione economica.

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L’occupazione illustrata – seconda parte

“You show them that you’re the boss, you show that you control the place”

(Lieutenant, Armored Corps Reconnaissance Unit, 401st Brigade, Nablus Area, 2011) [1]

“It’s to show that we aren’t going to let this pass quietly”

(Nachal Special Forces, Nablus Area, 2014) [1]

Occupare e trasferire parte della propria popolazione in un territorio terzo, oltre che violare il diritto internazionale, non è un’operazione priva di rischi e resistenze. La popolazione locale agirà in modi differenti – violenti e non – contro i rappresentanti dell’autorità occupante e contro i cittadini appartenenti all’autorità occupante. Diverse sono le obbligazioni che l’autorità occupante deve seguire secondo il diritto internazionale [2].

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L’occupazione illustrata – prima parte

“Nessuna cosa esiste dalla cui natura non segua qualche effetto”

(Spinoza, Etica, Prima Parte, Prop. 36)

Nel giugno di cinquantadue anni fa un’offensiva militare israeliana contro l’Egitto sancisce l’inizio della guerra dei sei giorni. Per la prima volta dal 1948, l’esercito israeliano entra nella Cisgiordania. Nel settembre dello stesso anno, il governo israeliano stabilisce Kfar Etzion, la prima colonia in quel territorio. Negli anni a seguire, vari altri terreni verranno confiscati per importanza strategica o storico-religiosa ed in seguito occupati da colonie. Tutto ciò è stato definito contrario al diritto internazionale dalla Corte Internazionale di giustizia e dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, poiché viola l’articolo 49.6 della Quarta Convenzione di Ginevra [1].

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Walled off Hotel

A più di un anno dall’apertura, l’albergo con vista muro realizzato dall’artista britannico Banksy va a gonfie vele. L’idea di base del progetto era chiara; attirare a Betlemme le migliaia di fan di Banksy per poi dirottare la loro attenzione sul conflitto. E funziona: chi visita l’Hotel e il piccolo Museo al suo interno non può fare a meno di ripartire con più consapevolezza della situazione.

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Perdre son foyer longuement bâti en une heure de temps

Réveillés vers 4 heures par notre chauffeur un matin, il nous explique qu’une famille vient de le prévenir que des soldats de l’armée israélienne sont à leur porte avec un ordre de démolition, et qu’ils leur laissent une heure pour sortir leurs effets personnels avant de mettre en marche la grue. S’ils nous ont appelé ce n’est pas pour que l’on stoppe l’inéluctable, car ils savent que notre pouvoir est tout à fait insignifiant face à cet état de fait. Ils souhaitent seulement que nous soyons des témoins directs de cette injustice, et que nous puissions rapporter une situation que très peu relatée dans les médias internationaux alors qu’elle est tout à fait primordiale dans le plan réel d’annexion de l’État d’Israël. Continue reading Perdre son foyer longuement bâti en une heure de temps

« On n’oubliera jamais »

« L’Assemblée générale,

Ayant examiné de nouveau la situation en Palestine,

Décide qu’il y a lieu de permettre aux réfugiés qui le désirent, de rentrer dans leurs foyers le plus tôt possible et de vivre en paix avec leurs voisins, et que des indemnités doivent être payées à titre de compensation pour les biens de ceux qui décident de ne pas rentrer dans leurs foyers et pour tout bien perdu ou endommagé lorsque, en vertu des principes du droit international ou en équité, cette perte ou ce dommage doit être réparé par les Gouvernements ou autorités responsables ;

Donne pour instructions à la Commission de conciliation de faciliter le rapatriement, la réinstallation et le relèvement économique et social des réfugiés, ainsi que le paiement des indemnités, et de se tenir en liaison étroite avec le Directeur de l’Aide des Nations unies aux réfugiés de Palestine, et, par l’intermédiaire de celui-ci, avec les organes et institutions appropriés de l’Organisation des Nations unies ». (Résolution de l’Assemblée générale des Nations Unies 194, 11 décembre 1948).

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Le temps : nouvelle bataille

Un mur ; des checkpoints ; un système routier incompréhensible ; une foison de permis ; des procédures interminables, et une bureaucratie folle. Voilà quelques une des mesures – politiques et structurelles – qui rendent la vie des Palestiniens et Palestiniennes extrêmement difficile dans la West Bank. Leur vie est contrôlée par un système ultra sophistiqué qui contraint leur liberté de mouvement, d’émancipation économique, de construction, ou tout simplement leur droit à une identité territoriale.

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